20 set 2016

Lucky



Sai che ci sono quei giorni e poi quei momenti quando tutto gira veloce come una moviola impazzita ... indietro sempre più indietro ... poi un pò più avanti dove c'eri tu e dove tutto è stato determinante perchè determinato da te ...
C'eravamo noi, due frecce nel vento tornate indietro sui nostri corpi come un boomerang e rimaste ferme dove i nostri occhi si sono incontrati l'ultima volta in quel posto, dove il destino chiamò il suo regista perfetto e perfino le stelle a illuminare la scena. 
Ricordi di noi? Le mie parole? 
Ne sono andati via tanti come te ma vivi negli occhi in ogni istante anche quando guardo nel vuoto e parlo con te nella mente ... 
Cosa farò?... Aspetto che sia tu a guardare con me verso la direzione che mi indicherai poi sarò forte come non mai, come ogni volta che ho raccolto i cocci di tutte le dimensioni. 
Sai che ci sono giorni e momenti, attimi che sembrano interminabili quando ricucio una ferita che comunque si sgrana ... 
So che ci sei anche stasera ...


07 set 2016

Verrà il giorno



Verrà il giorno in cui ci penserai 
ma sarà troppo tardi ... 
non si vive in eterno 
e le parole mai dette 
non dovrebbero mai soffocare 
in una lacrima.....

Un silenzio


C'è un silenzio che fa rumore. 
È quel silenzio che mette in fila 
sul palcoscenico della notte 
mille ricordi di occhi volati via. 
È il silenzio che accappona la pelle 
mentre la voce del vento scuote le foglie
senza arrivare qui. 
È il rumore del silenzio 
come una musica mai ascoltata 
che non sa dirmi di rimanere o di andare.


24 ago 2016

Laika, la mia piccola guerriera

VIDEO SALVATAGGIO DELLA PICCOLA:

L'amore vince sempre su tutto e vorrei che questo video venisse guardato da chi l'ha buttata viva 
in quel dirupo, rinchiusa in un sacchetto per farla morire!



Questa piccola di circa 5 mesi fu tratta in salvo da due splendidi angeli ad Acciaroli (SA), Fabio ed Emiliano... e direi davvero miracolata!

Fabio sentì un lamento proveniente da un dirupo mentre percorreva in bici una strada di montagna e subito intuì che si trattava di una animale in difficoltà. Chiese aiuto al suo amico Emiliano il quale si attrezzò immediatamente per intervenire in tale situazione difficoltosa. Insieme sono riusciti a salvare Laika.

La piccola fu portata da me il 18 ott 2014 da Fabio e immediatamente sottoposta alle cure veterinarie. Il primo controllo medico evidenziò tagli e graffi sulla zampina e una corrosione ai cuscinetti per cui furono necessari alcuni punti di sutura.

Laika  arrivò da me spaventatissima e terrorizzata dal contatto umano per cui preferii portarla a casa mia per curarla e per farla tranquillizzare. Nonostante avessi spazio coperto all'esterno e un altro cane con me che viveva fuori, la sistemai in casa nel soggiorno accanto al divano.

Durante i primi giorni Laika era terrorizzata perfino dalla  mia presenza e addirittura portava nella sua cuccia il tappetino per evitare di uscire fuori a fare i bisogni  e soltanto durante la mia assenza mangiucchiava velocemente dalla ciotola accanto alla cuccia. Dopo la prima settimana decise di uscire dalla cuccia per fare i bisogni e per mangiare ma evitava qualsiasi contatto con me, nonostante le mie premure nei suoi confronti, dal momento che facevo parte di quel genere umano che l'aveva terrorizzata.

Agli inizi di gennaio 2015 arrivò il primo miracolo, quando portai fuori Laika e decisi di farla stare in compagnia dell'altro cane, Kimba, una femmina di sette mesi recuperata da un abbandono e adottata da me alcuni mesi prima.


Grazie a Kimba che si immedesimò subito nel ruolo di mamma, Laika iniziò a cercare le sue coccole e i biscottini che le portava nella cuccia. Tra loro si stabilì subito un bellissimo rapporto di amicizia e complicità e sorridevo ogni volta che guardavo Laika giocare con tanta sicurezza e serenità. Uscire fuori dalla cuccia fu per lei un grande passo avanti e grazie a Kimba non si nascose più tra le piante ma preferì  correre nel cortile e giocare con gli ossi di gomma.


I progressi di Laika sono avvenuti lentamente e la sua socializzazione con gli umani oggi è a buon punto. Anche se non accetta le carezze arriva silenziosa alle spalle per cercare la mano con il suo musetto ... e questo mi lascia tanta speranza! E' felice di giocare con gli altri cani che oggi ci sono in casa e alla stessa ora abbaia per avere il biscottino. Ma noi non abbiamo fretta per le carezze ... c'è tutta la vita da trascorrere insieme ...




IL VIDEO DELLA PRIMA PASSEGGIATA DI LAIKA NEL CORTILE

      



LAIKA RISTABILITA DOPO UN MESE



LAIKA IL GIORNO DEL RITROVAMENTO
 



LAIKA IN CURA DAL VETERINARIO




 






FABIO, IL RAGAZZO CHE L'HA RECUPERATA




LAIKA NEL MIO CORTILE DI CASA 
DOPO LE CURE VETERINARIE











Il ricordo di Freddy



E' un ricordo anche questo che si aggiunge a tanti altri.


È un ricordo il suo venirmi incontro correndo e sorpassando gli altri ... 

E' dal mese di settembre 2014 che Freddy non c'è più e ho sempre bisogno di tempo prima di raccontare forse perchè non riesco ancora a farmene una ragione e le immagini di quel giorno rimarranno per sempre infisse nella mente. 

Avevamo messo in sicurezza quel maledetto posto ma i cani della nostra vicina riuscirono a strappare un lato della rete e Freddy fu assalito dai cani, intrappolato con la testa nella rete …. Al mio ritorno lo trovai  insanguinato e con un flebile respiro … inutile la corsa in clinica perché Freddy morì mentre lo accarezzavo a 500 mt dalla clinica.

Freddy era il dolce fratellino di Kimba. Arrivarono insieme agli inizi di giugno quando avevano appena 3 mesi, entrambi abbandonati dai cacciatori sulle montagne cilentane e soccorsi da una volontaria che mi chiese di ospitarli. 

Quando arrivarono da me erano terrorizzati dal contatto umano, magrissimi e disidratati con lo sguardo di chi implora "non farmi del male".  Considerato che il veterinario aveva sospettato un lieve inizio di gastroenterite decisi di curarli a casa mia tenendoli lontani da qualsiasi contatto con altri cani. La cura fu efficace e con il trascorrere dei giorni diventavano più vispi e soprattutto fiduciosi.
 

 

Freddy era più timido ma gli piaceva stare in braccio e farsi coccolare, quasi si addormentava quando lo tenevo tra le braccia per rassicurarlo. Insieme a Kimba aveva imparato ad andare al guinzaglio, a rosicchiare l’osso e a giocare con le palline. Per lui Kimba era un punto forte di riferimento, si addormentava accanto a lei anche se aveva la sua cuccia e quando li guardavo mi rendevo conto che quella cuccia diventava sempre più stretta per loro. 





Con il trascorrere dei giorni diventarono socievoli, giocherelloni e affettuosissimi con tutti. Poi accadde la tragedia e negli occhi di Kimba si leggeva quel terribile dolore che somigliava al mio.

Quando cambiai casa durante il mese di novembre 2014, decisi di non cercare più adozione per Kimba e di tenerla con me insieme agli altri cani. Tra noi due era nato un profondo affetto e si era legata tantissimo a me.  

Ancora oggi, ogni volta che la guarda rivedo Freddy e un senso di vuoto mi assale ... leggo nei suoi occhi il ricordo di quel giorno e tutto il suo dolore. Noi riusciamo a capirci soltanto guardandoci negli occhi e quando lei mi cerca per abbracciarmi  con le sue zampe lunghe, la stringo forte a me come un dono prezioso d'amore. 

Gli sforzi, i sacrifici, l’amore, il tempo, le gioie, le disperazioni e i tanti buoni risultati raggiunti non bastano molte volte a dare la spinta giusta e molto spesso mi sento come in questo momento ... con un senso di vuoto e gli occhi di Freddy nei miei ...



 TVB Freddy


25 mag 2016

E ....

 



... e nel rimanere travolta 
dal suono del tuo silenzio
sono rinata ascoltando

 la voce del mare ... 



(Antonella Riviello - Cartastraccia)



24 mag 2016

Sogni







I miei occhi si sono dispersi
nello specchio magico,
illusi di esistere lì
nel mosaico del tempo
dove le ferite di amari sorrisi
più non graffiano la pelle.
Tutto scivola via
sulle cose mai morte
insepolte…
nelle sere crollate sotto il peso
delle nuvole di cemento…
I sogni non vogliono morire
ma sanno già che li ho svenduti
una sera.




(Antonella Riviello - Cartastraccia) 




12 mag 2016

Vanno e vengono




Vanno e vengono
sfiorandoti appena
come le foglie ingiallite
sulla strada sassosa
che non lasciano traccia
prima che il vento 
le porti lontano ...
Vanno e vengono
e neanche l'ombra rimane
tra le luci smorte della sera
e gli occhi lucidi 
che non guardano indietro
mentre vanno e vengono ...


(Antonella Riviello - Cartastraccia) 



DUE AMICHE PER LORETTA

Da un pò di tempo questo piccolo ricordo diventa più insistente degli altri... va e viene dalla mente con i suoi tanti flash.... Questa sera l'ho spolverato un pò e lo trascrivo con un dolce sorriso ....


Come tutti i bambini anch’io amavo tantissimo gli animali ed ogni sera mi addormentavo tenendo stretto tra le braccia il mio gattino grigio di peluche… e sognavo…. ogni notte sognavo di coccolare un piccolo gattino vero o un cagnolino. Quando il desiderio diveniva forte, provavo a chiedere a mia madre di regalarmi un pelosetto vero promettendole una condotta da dieci e lode… ma lei niente, nessuna promessa riusciva a scuoterle il cuore… lei non amava gli animali né gradiva la loro presenza in casa!

L’unica concessione che mi veniva fatta era quella di soccorrere i passerotti caduti sul davanzale della finestra … ma niente di più!

A quei tempi abitavamo in paese e la finestra della cucina si affacciava sopra un tetto talmente vicino da farmi raccogliere con il cucchiaio la neve caduta. Ma non solo la neve! Capitava spesso che alcuni passerotti, non riuscendo più a volare perché feriti ad una zampa o ad un’ala, erano costretti a rimanere sul tetto o sul davanzale nella speranza di un piccolo aiuto. Mio padre rimaneva intenerito e dispiaciuto alla vista di quei passerotti e mi aiutava sempre a soccorrerli con il cibo e costruendo con la paglia dei piccoli nidi che sistemava in uno scatolo abbastanza alto. Il più delle volte i passerotti morivano ed io piangevo a dirotto per giorni interi, al punto che mia madre non mi concesse più neppure di curare i passerotti!

Un giorno, al ritorno dalla scuola, notai una piccola busta di plastica che si muoveva e lentamente rotolava sul gradino della fontana. Incuriosita mi avvicinai e la osservai per un po’ prima di aprirla! Spalancai gli occhi ed un brivido percorse la mia pelle quando all’interno della busta trovai, tutti stretti tra loro, sei gattini appena nati. Adagiai la busta sul gradino e presi tra le mani l’unico gattino che si muoveva e miagolava con tutte le sue forze, lo sistemai nel mio cappello di lana e corsi a chiamare la mia amica che abitava proprio lì vicino. Insieme ritornammo dagli altri gattini per soccorrerli ma fu tutto inutile perché erano già morti. Decidemmo di adagiarli in un piccolo scatolo e di seppellirli  nel piccolo fazzoletto di terra situato accanto al fiume  che attraversava il paese.

Il mio sogno si era avverato perché avevo un gattino tutto per me! Non riuscivo a crederci e felicissima mi apprestavo a tornare a casa con la certezza che mia madre non avrebbe mai avuto il coraggio di mandar via quel piccolo cuccioletto, così dolce, tenero e indifeso…. E invece no! Mia madre non volle sentire nessuna ragione, mi invitò a portare via quel gattino perché, secondo lei, era malato ed aveva la rogna. Non era assolutamente vero! Quel gattino aveva solo fame e tutto questo lo capì solo mio padre che fu costretto, suo malgrado, ad assecondare la decisione di mia madre per evitare storie! Scesi di casa piangendo con il piccolo gattino nel cappello e andai a casa della mia amica Lucia a chiederle aiuto.

Quando la mamma di Lucia venne ad aprirmi la porta rimase sbalordita alla vista del mio volto in lacrime e del gattino che miagolava. Si asciugò le mani sul grembiule e corse nella stanza di Lucia a prendere il biberon della bambola che riempì con un po’ di latte. Ritornò frettolosa da me, prese con tanto amore il gattino dal cappello e cercò di fargli bere il latte dal biberon sussurrandogli paroline dolcissime. Io la guardavo meravigliata mentre sentivo dentro di me una punta di invidia nei confronti di Lucia che aveva una mamma così disponibile e affettuosa nei confronti di quel gattino, mentre la mia si era limitata soltanto al suo imperativo “fallo sparire”.

Dopo diversi tentativi il gattino si calmò, riuscì a bere più di una bottiglietta di latte e si addormentò sul mio cappello di lana che Lucia adagiò sulla poltrona accanto al suo letto. Io e lei rimanemmo lì a guardarlo respirare dolcemente e a stiracchiarsi di tanto in tanto.

“Come facciamo per il gattino?” – chiesi a Lucia con grande tristezza.

“Non ti preoccupare, sotto casa abbiamo il giardino e non sarà un problema per mia mamma farmelo tenere”, rispose Lucia con un sorriso e mentre poggiava la sua mano sulla mia mi disse “…non dimenticare che lo hai trovato tu, quindi il gattino è nostro, non solo mio, no?”

In quel momento entrò in camera la mamma di Lucia ed io abbassai lo sguardo per il timore che mi invitasse a portarlo via. Lucia mi osservava silenziosa.

“Cosa c’è, perché quel musino triste? Il gattino ha mangiato e adesso, come vedi, dorme spensierato al calduccio del tuo cappello. Hai fatto tanto per lui, lo hai salvato ed è per questo che voglio vederti sorridere…” mi disse la mamma di Lucia mentre mi porgeva alcune barrette di cioccolata.

La ringraziai per le barrette ma il mio volto rimase chino sulle mie ginocchia. Lei si avvicinò inginocchiandosi di fronte a me, mi alzò il viso con la sua dolce mano e sorridendo mi disse “Lo so, a casa non puoi portarlo e mi dispiace tanto per questo. Mio marito non vuole animali in casa ma io non riesco a mandarlo via. Tu sai che abbiamo quel piccolo giardino e una cantina dietro casa, lo sistemeremo nella cantina in una bella cuccia e potrai venirlo a trovare quando vuoi!”

Alle sue parole, io e Lucia l’abbracciammo forte cospargendole le guance di mille baci mentre lei rideva e ci diceva “Basta, basta! Andiamo a trovargli una cuccia! Ci mettiamo il nastro rosa visto che è una femmina, che dite?”

“SI!” rispondemmo in coro e saltellando dalla gioia andammo insieme a lei in soffitta. Decidemmo di utilizzare come cuccia il cestino di paglia che stava lì dalle feste di Natale. Una sistemazione abbastanza comoda considerata l’emergenza! Adagiammo nel cestino una copertina di lana e quando la piccola gattina si ritrovò comoda nella sua nuova cuccia, non esitò ad infilarsi sotto la coperta! All’interno della cantina riuscimmo a trovare perfino un posto più confortevole per lei, l’interno di un vecchio camino che ovviamente era inutilizzato!

Ritornai a casa dopo aver ringraziato Lucia e la mamma. Il mio cuore non brillava dalla gioia ma ero contenta che quella piccola pelosetta avesse trovato l’affetto e le cure di una famiglia. Mia madre mi chiese come avessi risolto la faccenda ma io non le risposi e andai a chiudermi nella mia stanza. Mio padre non mi chiese nulla ma mentre stavo per chiudere la porta sentii che diceva “So che non l’hai abbandonato, poi mi dirai….”.

Mi distesi sul mio letto e scrissi sul mio diario la storia della piccola gattina che chiamammo Loretta e cercai di raffigurarla con un piccolo disegno a pastelli. L’indomani, regalai alla mamma di Lucia un mazzetto di ciclamici selvatici che avevo raccolto lungo il viale che conduceva a casa di mia zia, per ringraziarla. Lei rimase molto contenta e mi offrì altre due barrette di cioccolata.

Non dissi mai a nessuno a chi avevo regalato quel cuccioletto minuscolo. Ogni giorno ero lì, dalla mia amica Lucia a giocare con la gattina nella cantina ed ero felicissima quando lei saltellava e correva dietro ai gomitoli di lana che le portavo, sottraendoli a mia nonna! Quando la micetta diventò un po’ più grande, a primavera, giocavamo insieme nel giardino tra i fiori, sedute in mezzo all’erba… e ricordo le tante risate…. ma anche l’espressione incredula della vecchietta che abitava di fronte al giardino, quando non trovava più la fetta di carne. A questo punto sono costretta, dopo tantissimi anni, a svelare un segreto!

La vecchietta aveva una strana abitudine: prima di mangiare una fetta di carne la lavava e la metteva ad asciugare al sole, in un piatto poggiato sul davanzale della finestra. La gattina, quando stava con noi nel giardino e sul davanzale c’era la carne al sole, come una saetta rincorreva l'odore, saltava su quel davanzale e portava via la fetta di carne! Noi ridevamo a crepapelle quando la vecchietta non riusciva a spiegarsi come mai la fetta di carne spariva e si affacciava da tutte le parti per ritrovarla mentre parlava e imprecava ad alta voce! Non ha mai pensato né saputo di chi fosse la colpa, meglio così!

La presenza di quella piccola creatura, con il passar del tempo, riuscì ad intenerire anche il cuore del padre di Lucia che le permise di portarla nella sua stanza. Da quel giorno Loretta ebbe una sistemazione ancora più confortevole accanto al letto di Lucia mentre nella cantina rimase il suo piccolo posticino per i soddisfare i suoi bisogni.

Dopo qualche anno, io lasciai il mio paese per trasferirmi poco distante e Lucia con la sua famiglia andò ad abitare a Milano portando via anche Loretta. Non ci siamo più incontrate da allora… sono rimasti nel cuore questi dolci ricordi che ogni tanto mi portano indietro nel tempo e mi fanno rivivere, anche se per pochi istanti, quell’amore e quella comprensione che in un tempo lontano hanno colorato i giorni più felici di quel periodo!

(Antonella Riviello)